Chery ha superato a luglio 2026 i 20 milioni di veicoli venduti nel mondo dalla fondazione, avvenuta 29 anni fa a Wuhu. Di questi numeri, quasi 7 milioni (il 35% del totale), vivono fuori dalla Cina. Nel primo semestre 2026 le esportazioni hanno raggiunto 943.800 unità, in crescita del 71,5% sull’anno precedente. Restringendo quindi la finestra temporale a questi sei mesi, significa un veicolo esportato ogni 17 secondi per sei mesi di fila. Il gruppo ha stabilito per quattro mesi consecutivi il record mensile di esportazioni per un costruttore cinese. Inoltre, nella classifica Fortune China 500 del 2026, è entrato per la prima volta come società quotata all’87esimo posto, con il primo ROE del settore automotive.
Sommario
Perché la ventimilionesima Chery è una FULWIN
La scelta del ventimilionesimo modello consegnato, una FULWIN, non è causale: la FULWIN originale fu la prima vettura costruita da Chery e il primo modello del marchio esportato all’estero, mentre l’esemplare numero 20 milioni è una nuova FULWIN coupé elettrica extended range, cioè una elettrica con un motore termico a bordo che ricarica la batteria senza collegarsi direttamente alle ruote (REV).
Negli anni Novanta Chery scelse di creare un marchio proprio e iniziare a lavorare a ricerca e sviluppo indipendenti, una scelta coraggiosa in un periodo in cui si credeva, in Cina, che senza joint venture con le multinazionali non ci fosse futuro. Il primo milione di vendite cumulative è arrivato nell’agosto 2007, facendo sì che Chery fosse il primo costruttore cinese a riuscirci. Oggi la gamma conta oltre 400 tecnologie proprietarie, tra cui la batteria Rhino, un modello di intelligenza artificiale per la guida assistita, i sistemi di cockpit intelligente e il super ibrido CSH (acronimo di Chery Super Hybrid).

Chery in Europa cresce del +212%
Tra gennaio e giugno 2026 il gruppo ha venduto 174.000 veicoli in Europa (qui la nuova iCaur), con una crescita superiore al 212% su base annua. Nel Regno Unito si è collocata per quattro mesi consecutivi tra i primi due marchi dell’intero mercato. Il dato britannico è da leggere con attenzione perché il Regno Unito non applica i dazi compensativi introdotti dall’Unione Europea sulle elettriche cinesi e perché il grosso dei volumi Chery in Europa arriva da modelli ibridi e termici, esclusi da quei dazi.

Dal punto di vista industriale e produttivo, il gruppo sta spostando la strategia dall’export alla produzione locale per aggirare eventuali rischi di dazi. Il 3 luglio 2026, a Pretoria, ha annunciato la riqualificazione dello stabilimento di Rosslyn in Sudafrica, mantenendo tutti i 692 dipendenti e generando quasi 3.000 posti di lavoro nell’indotto. Complessivamente Chery occupa oggi 150.000 persone nel mondo, di cui oltre 20.000 all’estero (cioè fuori dalla Cina).
Il prossimo appuntamento è il trentesimo anniversario nel 2027: il gruppo dichiara di voler passare da costruttore di automobili a ecosistema tecnologico, con una presenza che va dalla componentistica alla finanza automotive fino alla robotica.






