La transizione energetica non è più una promessa futura, ma un processo già in corso: lo vediamo con l’elettrificazione delle auto, ma accade anche con le nuove case che iniziano a fare a meno del gas e con i data center per IA e machine learning che diventano sempre di più e sempre più energivori. Ne ho parlato in un’intervista a Devrim Celal, Chief Marketing and Flexibility Officer di Kraken.
Sommario

Un mondo che evolve rapidamente
Il problema è che la transizione sta correndo molto più velocemente delle infrastrutture che dovrebbero sostenerla. Le fonti rinnovabili crescono, le auto elettriche aumentano, le pompe di calore entrano nelle case, ma la rete su cui tutto questo poggia resta in gran parte ancorata a un modello progettato decenni fa, per un mondo completamente diverso.
“La transizione energetica è reale e sta accelerando, ma le reti elettriche sono ancora vincolate a infrastrutture e software progettati per un’altra epoca”, spiega Devrim Celal. Il rischio è che l’elettrificazione di massa finisca per appoggiarsi a un sistema che non è mai stato pensato per reggere milioni di nuovi carichi simultanei.

Il vero collo di bottiglia è la rete
Il punto critico non è quanta energia rinnovabile produciamo, ma quando la produciamo e quando la consumiamo. Le ore serali sono l’esempio più evidente: famiglie che rientrano a casa, ricaricano l’auto, accendono il riscaldamento elettrico e concentrano la domanda di energia nello stesso momento.
Perché la transizione energetica funzioni davvero per tutti, servono sistemi digitalizzati e guidati dai dati, soluzioni di flessibilità basate su intelligenza artificiale di livello industriale e un coordinamento in tempo reale tra domanda e offerta. È esattamente ciò che Kraken realizza su larga scala: gestisce oltre 70 milioni di account clienti e il più grande “virtual power plant” al mondo basato su asset residenziali. Con più di mezzo milione di dispositivi connessi e una domanda energetica complessiva di 2,5 GW, contribuisce a rendere il sistema energetico più pulito ed economico. Devrim Celal – Kraken
“Quando milioni di persone fanno le stesse cose nello stesso momento, una rete pensata per il secolo scorso va sotto pressione”, avverte Celal. In quelle ore il sistema è spesso costretto a riattivare centrali a gas, proprio quando l’energia rinnovabile non è disponibile, a meno di fare affidamento sulle batterie di accumulo, domestiche e su scala industriale, che restano però ancora costose nonostante nell’ultimo decennio siano diventate molto più abbordabili anche per i privati.
La digitalizzazione salverà le reti?
Il problema non è solo costruire nuove linee o nuove centrali, che richiedono investimenti e tempo, ma già oggi si può fare qualcosa tramite un uso più intelligente dell’infrastruttura esistente. “La soluzione non è solo costruire di più, ma usare meglio ciò che abbiamo”, racconta Celal.
Oggi il sistema energetico è alimentato da milioni di fonti rinnovabili distribuite, con flussi bidirezionali e comportamenti di consumo sempre più variabili. “Un livello di complessità di questo tipo può essere gestito solo grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning”, sottolinea Devrim.
È questo che permette di prevedere la domanda, spostare i consumi nelle ore migliori e ridurre i picchi che mettono in crisi la rete.

Batterie e accumulo: la nuova assicurazione contro i blackout
L’accumulo è diventato una componente chiave delle reti elettriche, oggi e ancora di più domani. Le batterie non servono solo a conservare l’energia in eccesso, ma intervengono in tempo reale per stabilizzare la rete.
Se gestito con tecnologie moderne, l’accumulo a batteria svolge un ruolo chiave nella stabilità della rete offrendo due servizi fondamentali: da un lato, consente regolazioni istantanee, secondo per secondo, per rispondere in tempo reale agli squilibri della rete e fornire una protezione contro i blackout; dall’altro, permette di immagazzinare l’energia rinnovabile in eccesso quando è abbondante e di rilasciarla nei momenti di maggiore domanda. Questo riduce la pressione sulla rete, limita il ricorso alle centrali a gas di backup e contribuisce ad abbassare le bollette per tutti. Devrim Celal – Kraken
“L’accumulo permette regolazioni istantanee, secondo per secondo, per proteggere la rete dai blackout”, spiega Celal, oltre a consentire di immagazzinare energia rinnovabile quando è abbondante e rilasciarla nei momenti di maggiore domanda, riducendo la dipendenza dalle centrali a gas.
Inoltre, per i privati, avere un accumulo con funzione anti-blackout può salvare in caso di crisi della rete o, in alternativa, ci sono batterie di accumulo più economiche e modulari come Apex 300 di cui vi ho parlato qui.

Perché la tariffa unica per l’elettricità non funziona più
In un sistema così fluido, la tariffa unica e fissa diventa sempre meno adatta perché non consente di premiare le buone abitudini “energetiche” degli utenti, magari di quelli che scelgono di “desincronizzare” i consumi. Oggi il sistema a fasce consente una minima flessibilità, ma bisognerà passare a una tariffa dinamica in uno scenario dove il fornitore di energia parla con il cliente e gli suggerisce quando consumare per risparmiare.
“Clienti diversi hanno bisogno di modelli tariffari differenti”, osserva Celal. Chi guida un’auto elettrica, chi ha pannelli solari con batteria, chi immette energia in rete non può essere trattato allo stesso modo.
Una tariffa unica e fissa semplicemente non funziona in un sistema che deve reagire alla volatilità, alla diffusione di asset energetici distribuiti e all’evoluzione dei comportamenti dei consumatori. Clienti diversi hanno bisogno di modelli tariffari differenti: un automobilista che utilizza un veicolo elettrico può trarre vantaggio da un certo tipo di tariffa, mentre un cliente dotato di pannelli solari e batteria domestica può averne bisogno di un’altra, soprattutto se intende immettere energia in rete. Devrim Celal – Kraken
Solo un sistema guidato dai dati, quelli dei singoli utenti e personalizzati caso per caso, può costruire offerte realmente su misura, in grado di riflettere i comportamenti reali dei consumatori e di rendere la rete più efficiente.

L’auto elettrica come batteria per stabilizzare la rete
Le auto elettriche non sono solo veicoli, ma riserve energetiche su ruote dove il costo principale, la batteria, può essere considerato un investimento anche in tema di energia e casa. “Queste batterie non si limitano a prelevare energia dalla rete, ma possono anche restituirla quando la domanda è elevata”, racconta Celal, facendo riferimento allo sviluppo delle tecnologie vehicle-to-grid.
Intelligent Octopus consente agli utenti di ottimizzare la ricarica domestica, grazie alla tecnologia Kraken che ne costituisce il cuore. Come è nata questa soluzione e che cosa permette concretamente di fare agli utenti?
Kraken utilizza l’intelligenza artificiale per prevedere rapidamente la domanda e distribuire in modo intelligente i consumi energetici nell’arco della giornata. Questo consente ai consumatori di utilizzare l’energia nei momenti in cui la produzione da fonti rinnovabili è più abbondante e i prezzi dell’elettricità sono più bassi, riducendo i costi. L’impatto del sistema è già dimostrato su scala globale: il servizio di gestione flessibile della domanda di Kraken funziona come una “centrale elettrica virtuale”, allineando le preferenze di ciascun automobilista – come il livello di ricarica desiderato o l’orario entro cui il veicolo deve essere pronto – con i momenti in cui l’energia è più abbondante, economica e pulita. Grazie all’uso dell’IA per ottimizzare automaticamente i consumi ed evitare i periodi di picco della domanda, Kraken riduce la pressione sulla rete e contribuisce a un sistema energetico più affidabile, generando già oltre 170 milioni di euro all’anno di risparmi per i consumatori. Gli automobilisti possono risparmiare oltre 400€ l’anno rispetto alla ricarica standard a tariffa variabile e fino a 800€ all’anno rispetto a un’auto a benzina. Devrim Celal – Kraken
La ricarica intelligente consente di spostare automaticamente i consumi nelle ore in cui l’energia è più abbondante, più pulita e meno costosa, generando risparmi concreti per gli automobilisti e alleggerendo la pressione sulla rete. Di questo vi ho parlato nella mia guida su Intelligent Octopus.

L’Italia deve superare gli ostacoli burocratici
Sul fronte italiano, il limite non è tanto tecnologico quanto burocratico. Ne approfitto per chiedere a Celal qual è il potenziale di Kraken in Italia e quanto la burocrazia influisce sullo sviluppo.
“Normative obsolete e processi autorizzativi complessi stanno rallentando lo sviluppo delle rinnovabili”, sottolinea Celal, spiegando come in Italia ottenere un’autorizzazione possa richiedere fino a dieci anni.
I progressi possono essere rallentati da ostacoli burocratici, soprattutto in Italia, dove normative obsolete e processi autorizzativi complessi ritardano lo sviluppo di progetti di energia rinnovabile come parchi eolici e comunità energetiche. La sovrapposizione delle competenze tra diverse autorità e l’assenza di un approccio basato sulla valutazione del rischio fanno sì che l’ottenimento delle autorizzazioni possa richiedere fino a dieci anni, contro i circa quattro del Regno Unito. Devrim Celal – Kraken
Eppure, la direzione è già segnata: “La transizione energetica è inevitabile ed è un’opportunità straordinaria per costruire un sistema più resiliente e sostenibile”.
Il rischio, oggi, non è restare senza energia pulita, ma non riuscire a usarla nel modo giusto. Senza una rete finalmente intelligente, l’energia del futuro rischia di continuare a viaggiare su un’infrastruttura del passato, tarpando così le ali allo sviluppo tecnologico.
