Siamo abituati a intendere il Motorsport come una disciplina governata dalla tecnica, ma anche e soprattutto dal talento del pilota. È una di quelle concezioni che si considera ormai “acquisita”, ma che in un mondo le certezze può sempre crollare. Ed è forse questo che sta alla base del progetto di Autonomous Racing League, un vero e proprio campionato con cinque Scuderie e zero driver. Sì, perché nel progetto di ASPIRE a mettersi dietro il volante, a cambiare le marce e a scendere in pista è esclusivamente l’intelligenza artificiale.
Sommario
Le vetture

Alla base del progetto c’è un telaio della Motor Valley, quello sviluppato da Dallara e denominato SF-23. Parlano italiano anche due delle Scuderie, la UNIMORE Racing dell’Università di Modena e Reggio Emilia e la PoliMOVE nata sotto l’egida del Politecnico di Milano. Sotto il cofano c’è un 2.0 quattro cilindri turbo con una potenza di circa 500 CV (450 in configurazione low power, 650 quando si cerca la massima potenza) abbinato a un cambio a sei marce. Il tutto su una Formula che pesa 690 kg a vuoto.
Ed è qui che già ci si stupisce. L’intelligenza artificiale, che si nasconde nello spazio lasciato vuoto dal pilota, accelera, frena, cambia le marce. E arriva fino a 300 km/h. Il tutto, sfruttando un sistema complesso che permette di “vedere” l’ambiente circostante, mentre ai team è lasciata la possibilità di interpretare il circuito e la guida e aggiustare così gli input (anche se, appena inizia la gara, non si possono più modificare i codici). Le vetture sono identiche, quindi “l’abilità” si sposta da chi guida a chi prende le decisioni e perfeziona il software.
Le modifiche necessarie

Non si tratta di una rivoluzione rispetto alle SF-23 che l’azienda italiana ha portato e continua a portare in Giappone, quanto più di un adattamento che passa innanzitutto dalla rimozione di tutto ciò che è legato agli input che dovrebbe dare il pilota. Pedaliera, volante, tutto viene eliminato e sostituito dagli attuatori che sono azionati, per l’appunto, dal cervello della macchina. Due GPS, tre LiDar, sette telecamere e quattro radar, più il software (i codici) che vengono costruiti dagli ingegneri ai box.
Anche la scelta del motore merita un po’ di attenzione. Sotto il cofano delle monoposto batte il K20C derivazione Honda WTCC. La scelta è ovviamente legata alle dimensioni del monoblocco e agli ingombri del cambio (simili a quelli della vettura originale), ma l’idea di non puntare sull’elettrificazione ha un doppio significato. Da un lato punta ad aumentare la difficoltà per l’IA, dall’altro mira a dimostrare che il tema dell’automazione non va letto esclusivamente in rapporto alle EV. Sono due modelli e due percorsi distinti, che è vero, spesso s’incontrano, ma che non vanno visti come necessariamente collegati.
Il progetto

Il lavoro dell’Abu Dhabi Autonomous Racing League parte nel 2024, quando a Yas Marina competono quattro vetture in quello che viene definito come Grand Final. Un passo in avanti viene già compiuto l’anno successivo, quando sullo stesso circuito “locale” arriva un’auto in più, ma soprattutto si riducono radicalmente i distacchi dall’umano. La Stagione 1 aveva visto un gap di oltre 10 secondi, mentre nel 2025 l’ex pilota di Formula Uno Daniil Kvyat ha fermato il cronometro con “solo” 1,59 secondi di vantaggio rispetto alla HAILEY.
E ora, l’A2RL esce dai confini nazionali per “sbarcare” in Italia: la scelta ricade su un circuito tanto storico quanto complicato come quello di Imola. Un layout particolare, con i saliscendi che rappresentano un’ulteriore difficoltà che l’intelligenza artificiale dovrà affrontare. Cinque scuderie al via: oltre alle due italiane, all’ACI Racing Weekend parteciperanno i campioni in carica della TUM (detentori dei due Grand Final finora disputati); tedeschi, come la Constructor di Brema. E, infine, gli emiratensi della Kinetiz, vincitori della Sim Series.
L’uomo non scompare

E forse il punto di partenza è in realtà diverso da quello che ci si potrebbe immaginare. Non si mira a “eliminare” la componente umana, il contributo e il genio che nel Motorsport fanno la differenza, quanto a spostarlo in una dimensione altra. Dal cockpit, ai box, dove gli ingegneri studiano, lavorano e si adoperano per trovare lo stile di guida più adatto. Le auto sono identiche, ma il loro comportamento è strettamente legato a come i tecnici lavorano sui codici AI.
«Dietro al risultato che uno può vedere alla fine della gara – commenta Arturo Gaita, Senior Project Manager di A2RL – c’è un tantissimo lavoro. Noi vogliamo dare risalto a questo, perché è l’aspetto fondamentale. Non vogliamo essere un’alternativa al Motorsport tradizionale, vogliamo essere qualcosa di diverso. Il fatto di non avere il pilota non significa che non c’è una grandissima mano umana. C’è tantissima passione e il dietro le quinte è pazzesco: questi ragazzi lavorano tutto l’anno per un appuntamento, notte e giorno».
Una struttura definita

A2RL nasce dal lavoro di ASPIRE, braccio dell’innovazione e l’accelerazione dell’Advanced Technology Research, e arriva sul campo delle corse automobilistiche con un progetto e con un’idea che si sta delineando in un sistema sempre più complesso. Se infatti a Imola sono protagonisti i cinque top team della competizione, alle loro spalle ci sono i Challengers. Un gruppo di altri sei “costruttori” che dimostrano di essere a uno stadio avanzato dell’evoluzione, ma di non riuscire ancora a competere con “i fantastici cinque”.
Alle loro spalle, in più, ci sono i Rookie. Altre squadre che si vogliono affacciare al campionato, ma che sono a uno stadio embrionale del progetto. È chiaro che nel mondo reale è un problema ritrovare in pista auto che vanno a velocità molto differenti, ma questo è un “problema secondario” nel mondo dei simulatori. Ed è lì che questi team possono lavorare, ed è nel mondo virtuale che il progetto di A2RL continua. Affianco alla competizione reale, c’è infatti un campionato con cinque gare (Yas Marina North, Yas Marina completa, Imola, Suzuka e il circuito di fantasia dell’azienda) che permette di implementare e competere sempre utilizzando auto controllate dall’AI.
Chi c’è dietro alle squadre?

Studenti, dottorandi, professori. Questo è il pool dei team dell’A2RL. Le auto vengono infatti gestite da meccanici dell’organizzazione, mentre le singole squadre pensano unicamente al proprio “pilota”, con le Università spesso e volentieri coinvolte in questo progetto. L’obiettivo non è ovviamente quello di “fermarsi” alla pista, ma di provare a sfruttare il campionato come una “punta di diamante” per sviluppare un’AI sempre più precisa e puntuale. Sempre più pronta a reagire agli input che potrebbero arrivare fuori dai circuiti. Affiancandosi al Motorsport e non volendolo sostituire.
«Dirigo una piccola squadra e anche un’azienda di 90 persone – racconta Marko Bertogna, docente ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia e Team manager di UNIMORE – con cui ci occupiamo di Physical AI, ossia di intelligenza artificiale applicata alle cose, alle macchine. Non solo racing (questa è un po’ la punta dell’iceberg), ma anche e soprattutto tutto il resto della mobilità: automobili, veicoli per la consegna a domicilio, l’agricoltura autonoma, la logistica. Quello che vedete oggi è tecnologicamente la parte più avanzata, perché ti spingi ai limiti del possibile».
Il futuro

«La naturale evoluzione delle cose», come dichiarato da Arturo Gaita ha portato l’A2RL fuori dai confini nazionali. Dopo lo shakedown del 2 di settembre (punto d’arrivo di un percorso lunghissimo, partito dai simulatori e passato dai test di luglio proprio sul tracciato romagnolo), le vetture correranno sabato 4 settembre con il solito format: scatteranno dalla griglia di partenza, completeranno un formation lap e partiranno con dodici giri per una durata stimata di 25 minuti. UNIMORE arriva con un altro miglior tempo segnato, ma TUM si porta con sé la coppa della passata stagione. Poi Yas Marina, che si vuole (e si vorrà) tenere come Gran Finale, ma con uno sguardo già sul futuro.
L’obiettivo, infatti, rimane l’evoluzione del progetto e questo passa inevitabilmente dalle difficoltà che i team si troveranno ad affrontare in futuro. Nuovi tracciati, oppure un ritorno a Imola che potrebbe portare però a un necessario miglioramento dei tempi? Chissà, intanto c’è da definire anche il regolamento per la prossima stagione, con possibili “richieste” che verranno fatte alle macchine (e alle squadre). Si punta ovviamente ad andare avanti, senza però voler sostituire il Motorsport tradizionale e cercando, allo stesso tempo, di permettere la crescita delle scuderie: più spettacolo, ma anche una challenge maggiore. Ma se la curva di “apprendimento” rimane così ripida come negli ultimi due anni, sarà interessante capire dove riuscirà ad arrivare A2RL.






