Noleggio sociale quante auto finiranno davvero nelle mani dei cittadini? Lo Stato ha stanziato 50 milioni di euro che verranno trasferiti interamente all’ACI dopo l’accordo con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma da quella cifra bisogna togliere 3,66 milioni di costi operativi e la somma netta a disposizione degli utenti scende a 46,34 milioni. Il numero esatto di vetture si saprà solo all’aggiudicazione della gara perché dipende dal prezzo dell’offerta migliore che i produttori faranno all’ACI. Possiamo però iniziare a fare qualche conto…
Sommario
3,66 milioni per i costi di gestione
La quota destinata a far funzionare la parte burocratica del noleggio sociale include l’IVA e verrà erogata all’ACI in quattro rate annuali.
- 2027: fino a 400 mila euro;
- 2028: fino a un milione di euro;
- 2029: fino a un milione di euro;
- 2030: fino a 1,26 milioni di euro.
Ogni rata sarà erogata sulla base delle rendicontazioni presentate dall’ACI e approvate dal ministero e quello che avanza sarà restituito. Il 7,3% del budget totale verrà speso in gestione, una cifra comunque in linea con un progetto che prevede un programma che include una gara europea, una piattaforma di prenotazione, la verifica dei requisiti, la gestione dei sinistri e delle multe e infine la rivendita delle vetture.
Quante auto con i 46,34 milioni rimanenti?
Va premesso che il calcolo dipende da variabili che oggi non conosciamo perché la gara deve ancora essere fatta e deciderà il costo per vettura che l’ACI pagherà al brand (o ai brand) vincitore. Il conto più semplice da fare è dividere i 46,34 milioni di fondi netti (spese escluse) per il prezzo di acquisto massimo delle auto. Sappiamo quindi che il tetto massimo del listino è di 14.800 euro IVA esclusa: con queste cifre si può ipotizzare che un range tra 3.000 e 4.000 euro.
C’è però un secondo elemento da considerare: le auto non vengono regalate, ma generanio 3.600 euro di canone in tre anni per ciascun contratto. Alla scadenza, poi, vengono rivendute. Il decreto scrive esplicitamente che i ricavi della vendita sono utilizzati dall’ACI per acquistare nuove auto da impiegare nel programma. Significa che il fondo non è una somma da bruciare una volta sola, è un capitale che ruota nel corso del triennio.
A prescindere, parliamo di poche migliaia di auto su un parco circolante italiano di quasi quaranta milioni di vetture e su milioni di auto ancora ferme alle classi ambientali più vecchie. Come test va benissimo, ed è stato specificato dal governo che si tratta di una prima sperimentazione, ma la misura dovrebbe diventare strutturale per avere un’efficacia maggiore.
Il canone da 100 euro regge grazie alla rivendita
C’è un passaggio nella bozza del decreto anticipata da Quattroruote che recita: “al fine di contenere l’importo del canone, ACI tiene conto del valore attualizzato dei predetti introiti nella determinazione del canone medesimo“. Tradotto? Una parte del prezzo dell’auto la paga il suo futuro acquirente quando questa verrà venduta al termine dei 36 mesi di noleggio sociale. D’altronde è lo stesso meccanismo del noleggio a lungo termine commerciale dove il canone copre la differenza tra il valore iniziale e il valore residuo garantito (a termine del noleggio), con la differenza che qui il contributo pubblico abbatte la rata fino a 100 euro.






