Keenon Robotics ha spedito oltre 100.000 robot in più di 60 Paesi, nel 2024 ha raggiunto il 40% del mercato mondiale dei robot per il food delivery e gestisce 3 stabilimenti produttivi nell’area di Shanghai. Eppure il suo messaggio sull’intelligenza artificiale embodied, tradotto significa una IA a cui è stato dato un “corpo”, è sorprendentemente cauto: i robot di oggi, per quanto avanzati, ragionano come bambini di 3 anni. E la strada è ancora lunga…
Sommario

Dal 2010 a numero uno mondiale con i robot di consegne
Fondata nel 2010, Keenon Robotics ha raggiunto i traguardi odierni seguendo diverse fasi: nel 2018 la prima produzione di massa, nel 2023 la realizzazione di una “benchmark factory”, la fabbrica di riferimento utile per scalare ulteriormente verso l’alto i numeri.
Oggi ha tre impianti produttivi nell’area di Shanghai. Il risultato è una quota di mercato del 40% nel 2025 nel segmento dei robot di servizio commerciali, con il secondo produttore al mondo fermo al 24,4%.


Robot special purpose vs general purpose: la differenza e cosa significa
La differenza tra robot special purpose e general purpose è fondamentale per capire cosa succederà nel futuro. I robot special purpose, come gli aspirapolvere industriali o i bracci robotici in fabbrica, svolgono un compito preciso in un ambiente controllato.
I robot general purpose, invece, devono adattarsi: lavorano in scenari e situazioni diverse, interagiscono con persone diverse, gestiscono imprevisti. Questa è la categoria più difficile da sviluppare ed è quella su cui si gioca la partita dei robot umanoidi, quelli tipo XPENG Aeroht (ve ne ho parlato qui) o Tesla Optimus.
Negli hotel, negli aeroporti, nei ristoranti e nei punti vendita, Keenon ha già in servizio robot che consegnano ordini, puliscono pavimenti, servono ai tavoli, preparano cocktail. Il KLEENBOT C40, per esempio, è un cleaner professionale 4 in 1 che copre fino a 4.500 metri quadrati e lavora 12 ore consecutive in modalità spazzamento. Ma la vera sfida, quella a cui l’azienda dedica oggi la maggior parte delle sue energie, è portare tutto questo in un corpo umanoide che sappia fare più cose in ambienti imprevedibili.

XMAN-F1 e XMAN-R1: come Keenon Robotics punta all’umanoide
XMAN-F1, soprannominato Azu, è un robot umanoide bipede di Keenon Robotics dotato di gambe. I suoi dati? O meglio, le sue misure visto che è simile a un umano? 172 cm, 68 kg, 43 gradi di libertà totali: 7 DOF (acronimo di degree of freedom, gradi di libertà che si possono tradurre come “articolazioni”) per ciascun braccio, due gambe ognuna da 6 DOF, vita a snodabile a 3 DOF, testa con 2 DOF e mani a 6 DOF ciascuna. I sensori utilizzati sono da robot di fascia alta: LiDAR 3D, 4 videocamere di profondità, 4 telecamere grandangolari in alta risoluzione, microfoni omnidirezionali, display facciale curvo.
E sotto la scocca? L’hardware a bordo taggiunge 275 TOPS con 64 GB di VRAM che si occupano di fare da cervello: i TOPS, acronimo di Tera Operations per Second, sono appunto la misura di quante informazioni possono essere gestite dal “processore” integrato nel robot.
La scelta delle gambe lo rende più capace in ambienti pensati per l’uomo, affrontando scale, gradini e pavimenti irregolari, ma aggiunge complessità meccanica ed richiede più precisione nel controllare la stabilità del robot nei contesti più difficili.
XMAN-R1, soprannominato Aman, è la versione alternativa dell’umanoide di Keenon Robotics: stessa altezza di F1 e stessa architettura delle braccia, ma si muove su ruote invece che sulle gambe. Per questo motivo è più pesante, 110 kg, e ha “solo” 36 gradi di libertà perché rinuncia appunto a quelli dei due arti inferiori.
Per approfondire: il robot umanoide con le ruote di SwitchBot che costa come una Panda…
Le ruote gli consentono di essere più stabile e più rapido sulle superfici prive di gradini, ma di contro ne limitano la versatilità in circostanze o scenari con dislivelli. La data di nascita dichiarata è il 31 marzo 2025 e entrambi i robot sono già commercializzati, oltre ad essere controllabili da remoto usando un visore in realtà virtuale e sensori sulle braccia dell’operatore.

Infinity, il database che vale oro (ed è più importante dell’hardware)
Il punto più interessante della strategia di Keenon Robotics non sta nell’hardware, che è già a un livello competitivo, ma nei dati che serviranno sempre di più a rispondere alla domanda: come si insegna a un robot a comportarsi in modo intelligente nel mondo reale?
Infinity è infatti un database di miliardi di scenari reali raccolti dalla flotta di robot già operativi nel mondo. Ogni interazione, ogni navigazione, ogni situazione imprevista che un robot Keenon affronta ogni giorno diventa dato di addestramento per il modello di machine learning che alimenta le nuove generazioni di robot general purpose.
Il processo tecnico combina il deep reinforcement learning (l’addestramento tramite ripetizioni continue) con modelli VLA (Vision-Language-Action), quei modelli di intelligenza artificiale visiva che non deve tradurre le immagini in testo e poi processarle, ma (semplificando molto la spiegazione) salta il passaggio della traduzione del video in parole.
Nonostante questo, l’intelligenza, quella che permette di adattarsi, di generalizzare, di capire un contesto nuovo senza richiedere una riprogrammazione da parte dell’uomo, necessità di moltissimi dati. E quei dati si ottengono solo mandando i robot nel mondo reale, registrandone le interazioni e usare successi e fallimenti per addestrare ulteriormente il modello.

Keenon Robotics parte avvantaggiata perché ha 100.000 unità robotiche già operative in 70 Paesi. Ognuna di queste, a prescindere che si tratti di un robot pulitore, un robot “corriere” o un robot di servizio in albergo, è una sorgente di dati.
Nessun concorrente ha una flotta di questa dimensione già distribuita in scenari commerciali reali: per fare un esempio, Tesla si è avvantaggiata nella guida autonoma perché è stata la prima a far girare su strada le sue auto raccogliendo dati veri. Lo stesso ha fatto Keenon Robotics nel mondo dei robot, silenziosamente, con anni di piccoli robot servitori che portavano il cibo dalla lobby dell’hotel alla stanza del cliente che lo aveva ordinato.
Si tratta di un vantaggio competitivo che non si replica facilmente in laboratorio e che spiega perché l’azienda investe così tanto nella continuità tra robot special purpose oggi e robot general purpose domani. I primi diventano esperienza di partenza per sviluppare i secondi.
La strada verso l’embodied AI è, da ammissione stessa dell’azienda, appena iniziata, ma partire in vantaggio sarà fondamentale e, anche se forse oggi non ce ne accorgiamo, i robot general purpose saranno la prossima grande rivoluzione, probabilmente al pari di Internet prima, degli smartphone poi e delle auto elettriche in questi anni…
Vuoi un robot da metterti in casa? Questo non sarà come quelli di Keenon, ma è carinissimo (e l’ho recensito qui).






