Vehicle-to-Grid (V2G) è il sistema che trasforma le auto elettriche in batterie per bilanciare la rete elettrica e potrebbe far risparmiare all’Italia fino a 36 miliardi di euro in infrastrutture di accumulo energetico e 4,7 miliardi di euro all’anno in meno di spesa per combustibili fossili. Questi numeri però dipendono direttamente da una scelta politica che si sta decidendo adesso a Bruxelles: se l’Unione Europea mantiene o abbassa i target sulle emissioni CO2 per le nuove auto. È la conclusione dello studio commissionato da Transport & Environment (T&E) e condotto dall’istituto di ricerca Fraunhofer ISI…
Sommario

Come funziona il V2G e perché i numeri sono così alti
Il Vehicle-to-Grid (V2G) è un sistema di ricarica bidirezionale: l’auto elettrica non si limita ad assorbire energia dalla rete, ma può anche restituirla nei momenti in cui la domanda supera la produzione. In pratica, ogni batteria di un’elettrica parcheggiata e connessa può funzionare come un piccolo impianto di accumulo distribuito, immagazzinando energia quando il sole e il vento producono di più e cedendola quando serve.
Il potenziale diventa enorme se ci fossero milioni di auto elettriche in Italia. Lo studio stima che in Italia le auto elettriche, in uno scenario in cui l’UE mantiene gli obiettivi di riduzione di CO2 per il 2035 e quindi “forza” al passaggio alle EV, potrebbero rendere non necessari fino a 72 GW di sistemi di accumulo stazionari (i cosiddetti BESS, Battery Energy Storage System). Tradotto in euro: un impianto BESS industriale standard costa circa 500 milioni per gigawatt di capacità; 72 GW valgono circa 36 miliardi di investimenti che potrebbero non servire, perché le batterie delle auto farebbero già quel lavoro.
Il punto critico è che quasi nessuna auto elettrica oggi in commercio supporta questa tecnologia. Il V2G bidirezionale richiede caricatori di bordo specifici, e la stragrande maggioranza dei modelli attuali non li monta. T&E chiede che il regolamento “Automotive Omnibus” dell’UE introduca l’obbligo di caricatori bidirezionali e interoperabili su tutti i nuovi veicoli elettrici entro il 2032. Senza questa norma, la massa critica necessaria per rendere il V2G praticabile su larga scala non si raggiungerà mai, indipendentemente da quante auto elettriche circolano.

Meno auto elettriche, più centrali e più energia sprecata
Lo studio analizza anche cosa succederebbe se l’UE allentasse i target sulle emissioni, riducendo la traiettoria di crescita della mobilità elettrica. T&E stima che le richieste di ACEA porterebbero a 49 milioni di veicoli elettrici in meno in Europa entro il 2040, una cifra con conseguenze dirette non solo sul clima ma sull’intera architettura del sistema elettrico.
Con meno batterie mobili disponibili, la rete europea avrebbe bisogno di un terzo in più di capacità di riserva per sopperire ai picchi: 13 GW di potenza di generazione aggiuntivi, equivalenti a circa 150 nuove centrali di punta, quelle che si accendono solo nei momenti di picco della domanda e che normalmente restano ferme il resto del tempo. Per definizione, queste centrali sono quelle più inefficienti…
L’effetto si estenderebbe anche alle rinnovabili: senza milioni di batterie in grado di assorbire l’energia prodotta nei momenti di picco da sole e vento, investire in nuovi impianti fotovoltaici diventa meno conveniente. Lo studio stima 51 GW di impianti solari in meno installati nell’UE tra il 2025 e il 2040, con 6 TWh di energia pulita sprecata ogni anno entro il 2040, il fabbisogno annuale di oltre un milione e mezzo di famiglie europee. A questo si aggiunge un miliardo di euro all’anno in più di investimenti necessari per potenziare le infrastrutture della rete, con cavi e trasformatori più robusti per gestire picchi di carico che le auto non riescono più ad assorbire localmente.

La partita politica: ACEA, Salini e la revisione del regolamento UE
Dietro ai numeri dello studio c’è una battaglia regolatoria in corso. L’associazione europea dei costruttori ACEA spinge da tempo per un allentamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni CO2 per le nuove auto, e in un documento interno trapelato nell’ottobre 2025 ha messo nero su bianco le flessibilità che chiede all’UE. Sul fronte parlamentare, il relatore per la revisione del regolamento sulle emissioni, Massimiliano Salini di Forza Italia, ha proposto indebolimenti ulteriori rispetto alla posizione già più morbida della Commissione.
T&E risponde con i dati: ogni milione di veicoli elettrici in meno si traduce in più spesa fossile, meno capacità di accumulo e maggiori costi di rete. Per l’Italia, paese che nel 2025 ha superato i 50 miliardi di euro di spesa per l’approvvigionamento di risorse energetiche e i cui trasporti dipendono ancora per oltre il 90% dai combustibili fossili, la posta in gioco è particolarmente alta. Rallentare la diffusione delle auto elettriche significa anche rallentare la transizione energetica di un settore che non riesce ancora ad affrancarsi dal petrolio.
La raccomandazione di T&E è duplice: mantenere intatti i target sulle emissioni CO2 per garantire la massa critica di veicoli elettrici che rende il V2G scalabile, e introdurre l’obbligo regolatorio per i caricatori bidirezionali. Due leve che si sostengono a vicenda: senza abbastanza auto in circolazione il V2G non decolla, ma senza l’obbligo tecnico le auto non saranno mai compatibili nemmeno se ce ne sono abbastanza.





