Voleva fare il veterinario vista la sua grande passione per la natura e gli animali. Oggi guida un gruppo che nel 2025 ha fatturato 2,85 miliardi di euro e venduto quasi 83 mila auto tra Italia e Polonia.
Sommario
La parabola di Plinio Vanini, presidente di Autotorino, è una di quelle storie imprenditoriali che sembrano uscite da un romanzo: tutto nasce in una valle e cresce assumendo scala nazionale. La valle è la Valtellina, la famiglia è quella dei Vanini e l’azienda è Autotorino, rappresentata da Plinio, il presidente, Mattia Vanin, vicepresidente, e da Stefano Martinalli, Consigliere Delegato e Direttore Generale.

Chi è Autotorino: l’espansione inizia dalla Valtellina
Autotorino nasce nel 1965 per iniziativa di Arrigo Vanini, padre di Plinio. All’inizio è una piccola realtà locale in un’Italia che scopre l’automobile come strumento di libertà. Gli anni del boom, dove le regole erano poche, le normative erano ancora da costruire e l’auto diventava motore del progresso.
Plinio cresce in quel contesto, ma il suo sogno era diventare veterinario. Ci confessa che le auto non erano la sua passione, ma nel 1985 entrò alla guida dell’azienda già con una visione imprenditoriale.
Sessant’anni dopo la fondazione, Autotorino è una rete da 74 sedi in Italia, con una presenza che non è solo commerciale ma territoriale perché nel mondo del tutto online, chi compra un’auto vuole ancora il contatto con i punti vendita e con le persone.
Nel 2025, con 82.900 vetture vendute, Autotorino fatturato 2,85 miliardi di euro. Oltre a questi numeri, va aggiunto l’alto tasso di soddisfazione dei clienti: 90,3%.
Interessante poi anche la ripartizione delle vendite. Guardando all’Italia, il totale è di 79.137 auto vendute di cui:
- 44.498 auto nuove
- 34.689 auto usate

11 marchi auto, il mondo dell’usato e la distribuzione
Autotorino ha oggi un portafoglio fatto di brand selezionati, 11 in totale, che vengono scelti con attenzione prima di inserirli nella proposta del gruppo.
Oltre al settore del nuovo, in parallelo, Autotorino ha sviluppato BeBeep, brand dedicato all’usato che nel 2025 ha venduto 21.500 vetture a privati, in un mercato italiano dell’usato che ha raggiunto 3,2 milioni di passaggi di proprietà. La chiave? Soddisfatti o rimborsati, controlli sulle vetture e un’assistenza post vendita.
Curiosità: BeBeep, per i suoi due anni di età, ha annunciato il Golden Ticket. Un’iniziativa che richiama quella di Williy Wonka: tra il 16 febbraio e il 15 marzo 2026, chi acquisterà un veicolo usato riceverà una tavoletta di cioccolato. Dentro potrebbe esserci un Golden Ticket con uno dei premi: soggiorni e weekend per due persone, proposte in collaborazione con La Fiorida Agri Relais e ingressi alla SPA.
A questo si aggiunge ATFLOW, la newco interamente controllata da Autotorino dedicata all’importazione di marchi auto. In poco più di un anno ha introdotto in Italia brand come KGM, INEOS e XPENG (qui le recensioni e anteprime delle ultime novità).

Dall’Italia alla Polonia, l’espansione verso l’Europa
Il 2025 è stato anche l’anno del primo passo fuori dai confini nazionali: Autotorino Varsavia. La sede polacca conta 200 collaboratori, 3.600 vetture vendute e 242 milioni di euro di fatturato nel 2025.
La Polonia fa anche da test per l’espansione in altri Paesi, un progetto che serve da caso studio per valutare la scalabilità dell’operazione e dei processi così da replicarla, eventualmente, in altri territori.
2026: crescere in un contesto difficile
Siamo di fronte a una tempesta per l’automotive, con prezzi del nuovo in aumento e una domanda crescente per le auto usate, viste come il paracadute di chi deve cambiare auto, specie in Italia.
Autotorino punta a capitalizzare i risultati italiani, sviluppare ulteriormente la presenza in Polonia e far crescere ATFLOW come piattaforma di importazione, tutto senza dimenticarsi dello sviluppo tecnologico al servizio dell’uomo: l’IA deve aiutare, ma sono le persone il valore fondamentale per Autotorino.
La storia di Plinio Vanini, in fondo, è quella di un imprenditore che non ha mai smesso di adattarsi. Dalla piccola concessionaria valtellinese del padre al gruppo da quasi tre miliardi di fatturato, il filo conduttore è rimasto lo stesso: crescita graduale, relazione con il territorio, attenzione al capitale umano.
Voleva fare il veterinario. Ha finito per prendersi cura di un ecosistema molto più grande: quello della mobilità italiana…
