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Home»Mobilità»Auto»BYD cambia strategia produrrà in Europa anche le ibride plug-in, ecco dove
byd atto 2

BYD cambia strategia produrrà in Europa anche le ibride plug-in, ecco dove

By Luigi Melita11/05/2025
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Nel giro di un anno, BYD ha modificato in modo sostanziale il suo piano industriale per l’Europa. A inizio 2024, il costruttore cinese aveva comunicato che nei due nuovi stabilimenti europei – uno a Szeged, in Ungheria, l’altro vicino a Smirne, in Turchia – si sarebbero prodotti esclusivamente veicoli elettrici. All’epoca la domanda di BEV (scopri la differenza con le NEV) nel continente sembrava in crescita solida e continua, con il 2023 chiuso a +28% e un primo trimestre 2024 in ulteriore progresso. Ma nei mesi successivi, il trend si è fatto meno netto: nei primi nove mesi dello scorso anno, le vendite di auto elettriche in Europa erano scese del 2,5%.

Sommario

  • Dai piani 100% elettrici alle ibride
  • BEV e PHEV costruite in Europa: scelta confermata
  • Crescono le PHEV in Europa, e BYD accelera
  • Obiettivi ambiziosi, ma dipendenza dalla Cina resta
  • In breve

Dai piani 100% elettrici alle ibride

Non è un caso, quindi, che già da ottobre 2024 la vicepresidente esecutiva Stella Li abbia ipotizzato la produzione europea di ibride plug-in, citando come esempio il successo della Seal U PHEV, arrivata al quarto posto tra le PHEV più vendute in Europa e prima in assoluto nel mese di marzo.

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BYD aveva capito che per aumentare la propria penetrazione nel mercato europeo non bastava puntare solo sull’elettrico, ma serviva una gamma più flessibile, in grado di adattarsi a una domanda che si stava polarizzando tra chi vuole solo elettrico e chi cerca soluzioni più pragmatiche (ma non sempre più economiche).

BEV e PHEV costruite in Europa: scelta confermata

Oggi la linea ufficiale di BYD è chiara: sia lo stabilimento ungherese che quello turco assembleranno modelli elettrici e ibridi plug-in. A febbraio, nel corso di un incontro a Torino con circa 400 fornitori, la casa cinese ha valutato un’ipotesi diversa – BEV in Ungheria, PHEV in Turchia – ma poi si è tornati su una strategia più semplice e flessibile: produrre entrambe le tecnologie in entrambi i siti.

Il piano è ambizioso. L’impianto di Szeged (Ungheria) partirà nell’ottobre 2025 con una capacità iniziale di 150.000 veicoli l’anno, espandibile fino a 300.000. Quello turco, che dovrebbe partire a marzo 2026, avrà la stessa capacità base e un investimento stimato in 1 miliardo di euro, contro i 4 miliardi dell’Ungheria. A entrambi si affiancherà anche un centro di ricerca e sviluppo per il mercato europeo.

La produzione dovrebbe iniziare con la Dolphin e l’Atto 3, ma non ci sono conferme ufficiali sui modelli previsti né sul calendario industriale.

byd seal u dmi

Crescono le PHEV in Europa, e BYD accelera

Il cambiamento non è casuale. I dati del primo trimestre 2025 mostrano una crescita del 5,3% per le PHEV in Europa, mentre le BEV sono salite del 28%. Ma il dato davvero significativo riguarda la crescita delle plug-in tra i marchi generalisti: +46% nei primi tre mesi dell’anno. E BYD, in particolare, ha quadruplicato le sue vendite europee passando da 7.701 a 28.842 unità nel primo trimestre. Di queste, ben 10.962 sono Seal U PHEV: oltre un terzo del totale, in un segmento dove la casa cinese era assente solo un anno fa.

La strategia ora è chiara: ogni nuovo modello BEV lanciato in Europa avrà la sua versione PHEV entro sei mesi. Ma i tempi si stanno accorciando. Dopo la presentazione dell’Atto 2 a febbraio, BYD ha dichiarato che il ritardo tra BEV e PHEV potrebbe scendere a tre o quattro mesi. Alcune fonti interne parlano già di un obiettivo di due mesi. L’idea è quella di offrire lo stesso modello in doppia motorizzazione per coprire una fascia di mercato più ampia, lasciando che sia il cliente a scegliere.

byd sealion 7

Obiettivi ambiziosi, ma dipendenza dalla Cina resta

A livello globale BYD resta un gigante: 4,27 milioni di veicoli venduti nel 2024, con una crescita del 41% che l’ha portata al terzo posto mondiale dopo Toyota e Volkswagen. Ma la stragrande maggioranza di queste auto – circa 3,85 milioni – è stata venduta in Cina. Per il 2025, il piano è arrivare a 5,5 milioni di veicoli totali, con l’obiettivo di raddoppiare le vendite fuori dalla Cina, da 417.000 a 800.000 unità. Nel 2026, il target è 6,5 milioni di auto globali.

Per farcela, l’Europa è centrale. Ma non può esserlo con il solo elettrico. BYD ha capito che, almeno per il momento, puntare su una doppia offerta BEV + PHEV è l’unico modo per competere davvero con Volkswagen, Toyota e gli altri costruttori generalisti che stanno seguendo lo stesso schema.

In breve

Nel giro di pochi mesi BYD è passata da un approccio “solo elettrico” a una strategia duale che rispecchia meglio la realtà di un mercato europeo in transizione.

Con fabbriche pronte a produrre entrambe le tecnologie, una rete di fornitori già coinvolta e modelli come Seal U PHEV che si stanno ritagliando una fetta importante del mercato, il marchio cinese non è più una promessa, ma una realtà da tenere d’occhio. E con 5 miliardi di euro di investimenti in Europa, non sarà un passaggio fugace. Vuole restare. E vuole crescere in fretta.

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