Veicoli fuori uso e progettazione circolare delle auto: il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla direttiva che cambia le regole del settore per i prossimi anni. Il testo è passato giovedì 15 giugno con 437 voti favorevoli, 112 contrari e 20 astensioni.
Sommario
L’iter burocratico e il problema dei veicoli fuori uso
La notizia arriva da Strasburgo, al termine di un iter iniziato nel luglio 2023 quando la Commissione europea aveva presentato la proposta di legge. Nel dicembre 2025 Parlamento e Consiglio avevano già trovato l’accordo provvisorio. Ora il testo ha ottenuto la conferma parlamentare, ma manca ancora il via libera formale del Consiglio. Questi i tempi della burocrazia che, dopo il via libera, permetterà l’entrata in vigore a 24 mesi di distanza.
Ma da dove è partito tutto? Da un numero: sulle strade europee circolano 285,6 milioni di veicoli a motore e ogni anno circa 6,5 milioni raggiungono la fine del loro ciclo di vita. Nel 2023 sono stati prodotti nell’UE 14,8 milioni di veicoli e ne sono stati immatricolati 12,4 milioni. La differenza tra le due cifre fa capire che non tutta la produzione finisce su strade europee, ma quasi tutta quella che circola qui dovrà prima o poi essere smaltita qui. Il problema è che oggi spesso non è così.
Plastica riciclata nelle auto nuove e da dove deve venire
La parte più concreta della direttiva riguarda i nuovi modelli in commercio. Entro 6 anni dall’entrata in vigore, ogni nuovo tipo di veicolo dovrà contenere almeno il 15% di plastica riciclata. Questa percentuale sale al 25% entro 10 anni.
C’è però un vincolo aggiuntivo: almeno il 20% di quella plastica riciclata dovrà provenire direttamente da veicoli fuori uso o da componenti rimossi durante la fase d’uso, in quello che la direttiva chiama “circuito chiuso”. In pratica, una quota della plastica recuperata da un’auto rottamata deve tornare in una nuova auto. Non basta acquistare plastica riciclata da qualunque fonte sul mercato…
La Commissione potrà in futuro introdurre target anche per altri materiali: gli obblighi su acciaio riciclato e alluminio arriveranno 2 anni dopo l’entrata in vigore, seguiti eventualmente da magnesio e materie prime critiche, previo completamento degli studi di fattibilità.
Sul fronte della progettazione, tutti i nuovi veicoli dovranno essere costruiti in modo da permettere la facile rimozione del maggior numero possibile di parti e componenti.

La fine dei “veicoli scomparsi” e la responsabilità dei costruttori
La direttiva poi norma anche quello che accade quando un’auto smette di circolare. Il problema dei cosiddetti “veicoli scomparsi” è reale e documentato: auto fuori uso o non più immatricolate che invece continuano a girare, oppure vengono esportate verso paesi extra-UE dove vengono smantellate senza alcun controllo ambientale o di sicurezza. Decine di migliaia di veicoli all’anno escono dal tracciamento europeo.
La risposta dell’Unione Europea è che 5 anni dopo l’entrata in vigore del regolamento, sarà proibita l’esportazione di veicoli dichiarati non idonei alla circolazione. La direttiva chiarisce anche i criteri per determinare quando un veicolo usato deve essere considerato un ELV (end-of-life vehicle) e stabilisce la documentazione necessaria per le autorità doganali, tappando i buchi normativi che finora permettevano di aggirare i controlli con relativa facilità.
3 anni dopo l’entrata in vigore scatta invece la responsabilità estesa del produttore: i costruttori dovranno coprire i costi di raccolta e trattamento dei veicoli fuori uso in qualunque parte dell’UE, non solo nei paesi dove vendono di più.
Prima della compattazione, i centri di trattamento autorizzati dovranno rimuovere obbligatoriamente determinati componenti, oltre a liquidi, fluidi e sostanze pericolose.
Cosa cambia anche per chi compra o vende un’auto usata
C’è anche una parte della direttiva che riguarda direttamente le vendite sul mercato dell’usato. Quando un’azienda vende un veicolo usato dovrà dimostrare che non è un ELV oppure presentare un certificato di revisione valido. Per i privati le cose sono più semplici e la documentazione aggiuntiva sarà richiesta solo se il veicolo è stato dichiarato perdita economica totale o se la vendita avviene esclusivamente tramite piattaforma online.
L’obiettivo è evitare che auto non idonee alla circolazione continuino a passare di mano come se fossero normali veicoli usati, senza che nessuno abbia l’obbligo di verificarne lo stato reale.





